IL VIRUS STERMINA-AMBIENTALISTI

di Sonia Savioli




Giugno 2021, temperature di 50 gradi sulla costa ovest del Canada e degli Stati Uniti, più di 500 persone morte per il caldo nella sola Columbia Britannica; quanti alberi e animali, abituati e selezionati da centinaia di migliaia di anni per vivere in un clima oceanico o subartico, non lo sapremo mai.

Giugno 2021, 38 gradi in Siberia, il permafrost si scioglie liberando il metano intrappolato nel sottosuolo da almeno 10.000 anni, metano che è un potente gas serra.

Luglio 2021, alluvioni in Germania, Austria, Belgio; cittadine intere sommerse; in Germania al 19 luglio si contavano 200 morti, 700 feriti, ancora centinaia di dispersi; in alcune zone erano caduti 25 centimetri di pioggia in un’ora. Quanti animali morti, alberi sradicati, non lo sapremo mai.

Luglio 2021, grandinate in tutta la pianura padana, in alcune zone le palle di grandine (una volta li chiamavamo “chicchi”) erano grandi come arance; migliaia di ettari di raccolti distrutti: campi di pomodori, patate, zucche, meloni, cocomeri, alberi da frutto e vigne; quanti animali e quante piante spontanee non lo sapremo mai.

Il marasma climatico distrugge vite umane, raccolti agricoli, case e beni ma i mediaservi rintronano le mandrie col terrore di un coronavirus, attribuendogli persino i morti caduti dal balcone e, soprattutto, attribuendo al virus i morti ammazzati da terapie e farmaci che è un eufemismo chiamare “sbagliati”.

C’è stato un momento, prima della pandemenza, in cui un’umanità che si stava risvegliando dal sonno della ragione cominciava a dire “fermiamoci!”

Non era un proposito consapevole e ragionato, coerente e determinato. Era l’istinto di sopravvivenza collettivo.

Quell’istinto di sopravvivenza aveva trovato uno sbocco in movimenti apparentemente spontanei e imprevisti come Extinction Rebellion o i Fridays for Future, in realtà seminati, concimati e annaffiati da quarant’anni di lotte ambientaliste.

Erano ancora gli anni settanta quando gruppi di volontari della futura Greenpeace potevano davvero chiamarsi “i guerrieri dell’arcobaleno”, dato che navigavano da un punto all’altro degli oceani per impedire test nucleari e massacri di balene. Ma a quel tempo Greenpeace non era una ONG potente e ricca come ora, non aveva gruppi dirigenti profumatamente pagati (oggi il suo direttore britannico riceve 79.000 sterline l’anno di “salario”) e provenienti dalle oscure stanze del potere. Erano i primi anni ottanta quando una Legambiente non ancora addomesticata faceva campagne contro la plastica e i sacchetti di plastica dei supermercati, disturbando oltremisura l’industria petrolchimica che rispondeva con una furiosa bordata pubblicitaria, che le costò una barca di quattrini.

Negli anni ottanta nascevano in Italia i primi comitati a difesa di boschi, fiumi, campagne, contro le grandi opere, le discariche, gli inceneritori. Semi buttati a profusione su terreni aridi, semi che non fruttavano come avrebbero dovuto: l’impegno profuso da minoranze, anche se sempre più folte e agguerrite, non dava frutti proporzionati.

E poi è arrivata la pioggia, e quella pioggia è stata la paura. I resoconti dell’IPCC, il gruppo di scienziati che studia il cambiamento climatico per conto dell’ONU, diventavano di anno in anno più allarmati e allarmanti, così come i disastri climatici, impossibili ormai da nascondere e minimizzare.

Nel 2006 usciva il documentario su Al Gore dal titolo “Una scomoda verità”: il capitalismo moderato cercava una via d’uscita dal disastro ambientale che salvasse capra e cavoli; una impossibile “ristrutturazione” in senso ecologico di un sistema economico e sociale intrinsecamente antiecologico ed ecoillogico. Il sogno fantasioso di sostituire l’energia da combustibili fossili con energie rinnovabili, mantenendo pressoché inalterati produzione e consumi, faceva però emergere la contraddizione: si rendeva noto che il pianeta stava andando in malora.

A quel punto, e nonostante la “corruzione” politico-morale in senso accomodante pro-sistema delle grandi associazioni ambientaliste, decenni di conferenze, manifestazioni, incontri e dibattiti, petizioni e lotte di ogni tipo contro i pesticidi, gli inceneritori, le grandi opere, il nucleare, fino alle bottiglie di plastica e ai cosmetici chimico-sintetici, contro i viaggi aerei e le crociere, contro i prodotti usaegetta, a favore dei prodotti biologici, di un’agricoltura ecologica, dei piccoli agricoltori e dei mercati contadini, dell’autosufficienza energetica di famiglie e comunità… tutti quei semi cominciavano a germogliare. La paura era il motore che conduceva alla presa di responsabilità, ai primi tentativi di comportamento coerente. Le compagnie aeree cominciavano ad essere in crisi, le multinazionali petrolchimiche a percepire l’erosione. Milioni di ragazzini scendevano in strada chiedendo giustizia climatica, che significava la fine del capitalismo globale, della società dei consumi, del potere delle multinazionali. Scendevano in strada perché capivano finalmente che il loro futuro era precario, incerto, minacciato.

Iniziava un processo tumultuoso e incontrollabile che, ancora confuso, poteva giungere a chiarirsi; che chiedeva cambiamenti epocali; che diceva “fermiamoci”.

Poteva essere il risveglio, ancora torpido e indefinito, di un’umanità fino a quel momento ormai alienata dalla natura e dalla vita naturale, istupidita dal consumismo e dalla competizione sociale.

E, allora, ecco a voi un gradito e sicuramente previsto effetto collaterale della “pandemia”!

Chiodo scaccia chiodo: una paura indotta, fomentata, attizzata e alimentata ogni ora e ogni minuto, un virus fantasmatico a cui attribuire qualsiasi decesso.

Negli anni ’30 negli Stati Uniti Orson Wells lesse alla radio un testo in cui gli extraterrestri invadevano New York, e questo fece sì che migliaia di americani intasassero le strade per fuggire non si sa dove, dimostrando così al resto del mondo come gli abitanti di New York fossero già una popolazione di decerebrati. Neanche Orson Wells se lo aspettava: “Cominciammo a renderci conto, mentre stavamo distruggendo il New Jersey, che avevamo sottovalutato la vena di follia della nostra America”, disse in un’intervista.

Negli anni duemila e rotti, grazie proprio all’imperialistico capitalismo USA, che ha conquistato il mondo assoggettandolo quasi interamente al saccheggiatore e demente capitalismo globale, bastano i media a cancellare paure giustificate e a creare paure fantastiche, dimostrando che avevamo sottovalutato la vena di follia dei popoli occidentali.

Al posto degli alieni oggi abbiamo fantascientifici virus; grazie a loro, il degrado dell’ambiente, la morte per cancro di 485 italiani al giorno, le acque avvelenate, gli oceani distrutti, i terreni pesantemente inquinati di un pianeta con la febbre alta non ci fanno più paura. Puff! Dimenticati.

E gli ambientalisti?

Bruciano l’Oregon, la Siberia, la Sardegna Calabria Sicilia; l’Unione Europea sovvenziona l’incenerimento dell’Appennino italiano (e delle foreste europee in genere, attraverso le sovvenzioni alle centrali a biomasse) con gioiosa partecipazione di regioni e unioni dei comuni montani, pronti a favorire gli amici delle imprese forestali, che sono anche proprietari delle centrali a biomasse. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sbrodola sovvenzioni per il 5G, che significa produzione di miliardi di aggeggi ciberneticodigitali distruttivi, energivori, inquinanti quant’altri mai, oltre che lobotomizzanti l’umano consorzio. Sbrodola, il PNRR, sovvenzioni per impianti di produzione di idrogeno per consumare 8 litri d’acqua e 41.4 Kwh di energia elettrica per ogni chilo di idrogeno, che farà andare un camion per 9 chilometri: ECCO IL TRASPORTO ECOLOGICO E I CAMION VERDI! E GLI AMICI DEL FORUM ECONOMICO RINGRAZIANO PER TANTA SOLERZIA NELL’ATTUARE I LORO PIANI E TINGERE DI VERDE LE LORO ORRENDE FACCE. Sbrodola sovvenzioni per le grandi opere, per dighe e dighette che completino la distruzione dei fiumi italiani, per l’alta velocità che deve sventrare l’Italia da un capo all’altro e permettere di smaltire migliaia di tonnellate di rifiuti tossici nelle massicciate… e gli ambientalisti?

Ammutoliti dai bavagli ipercapnici detti “mascherine”, che non permettono l’ossigenazione del cervello? Autoisolati e tamponati e rincantucciati per non farsi trovare dal malvagio virus-fata cattiva? Volontari senza un perché nella sperimentazione dell’uomo OGM? O forse, dato che si parla di green new deal, green economy, green pass, tutto “verde”, sono diventati daltonici, tanto che alcune delle loro associazioni stanno avallando le politiche nero-petrolio e nero alberi-inceneriti di questa Quarta Rivoluzione Industriale?

Svegliamoci dall’incantesimo, torniamo a lottare contro la dittatura globalcapitalista che sta distruggendo il pianeta e la comunità umana. Prima che sia troppo tardi.